Mi vendo sul web
Settembre 4, 2008 Internet, i comportamenti tribali, prostituzione 1 CommentL’ennesima inchiesta sul pay-sex confezionata in una settimana. Una settimana di osservazione e di interviste a ben 10 o 12 sex worker, oltre, naturalmente, al “monitoraggio” di siti di “settore” e forum specializzati in recensioni.
Il resoconto pubblicato sul sito di Alessandro Gilioli inizia così:
«Per una settimana, circa, mi sono occupato di escort, lucciole, mignotte e via andare. Direi che è senz’altro il settore più efficiente dell’industria italiana: tutte e tutti rispondono in tempo reale, arrivano puntuali agli appuntamenti e non perdono tempo in chiacchiere inutili.»
Sì, l’articolo è bello e parzialmente vero, ma, ahimè, anche questo rispecchia soltanto una parte del reale fenomeno, sia dal punto di vista relazionale, che di marketing, che di investimento e, infine, di giro d’affari.
Il problema nasce essenzialmente dal fatto che una settimana non è sufficiente ad esplorare il fenomeno, data la sua vastità. Consente solo di sfiorarlo, ed inoltre, anche giornalisti seri, autorevoli, accreditati e scrupolosi non riescono ad avere tutti gli strumenti per affrontare un tema di tali dimensioni. Anche perché come si dice “fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”.
Mi spiego: conosco due delle professioniste intervistate e le dichiarazioni rilasciate non corrispondono alla loro quotidiana realtà, sia per la “quantità” di incontri, che per la “qualità” e prezzo…
Infatti, le stesse (confidandosi fuori dalle interviste) lamentano che la qualità dei clienti negli ultimi 2 anni è scaduta: quasi tutti cercano di trattare sul prezzo e, in questi tempi di crisi - complice anche la concorrenza agguerrita delle ragazze dell’est che “si vendono per poco” - non riescono ad incontrare più di un cliente al giorno.
Affermazione che ha un implicito significato:
1) che gli incontri sono limitati a causa della attuale condizione economica del Paese, e non per scelta;
2) che la concorrenza ha ridotto i margini , sia per quanto riguarda il rate, che per quanto attiene il numero dei contatti;
3) che le dichiarazioni rilasciate ai giornalisti, in ogni tempo, sono strategie di marketing.
E su questo terzo punto - strategie di marketing - si aprono le crepe e la mia obiezione: le interessate cercano visibilità e se riescono ad apparire in tv è ancor meglio. Le testate nazionali vanno ugualmente bene, a patto che si indichi chiaramente il nome dell’intervistata.
Va da sé che l’intervista sia “addomesticata” dalle professioniste, finalizzata a creare curiosità e interesse da parte dei milioni di uomini assetati di notizie sul “puttanierato”.
Mi vendo sul blog è il titolo dell’articolo pubblicato su L’espresso, che sarà in edicola domani.
Ma non è appropriato, perché la maggior parte delle professioniste non ricorre al blog, anche perché, fortunatamente per loro, non ne hanno il tempo. È vero invece che quasi tutte annunciano la loro attività e i servizi offerti, sui siti preposti ad accoglierle … a pagamento, si intende, anche perché quelli gratuiti non offrono adeguata visibilità.
Nei mesi scorsi ho pubblicato un’inchiesta, piuttosto descrittiva, frutto di anni di osservazione, contatti, amicizie e quant’altro, da cui emerge un quadro diverso del grande fenomeno della prostituzione, si tratti di escort, accompagnatrici, girl, loft, squillo …il settore economico è quello.
È archiviata nella categoria i comportamenti tribali perché oltre a trattare approfonditamente il fenomeno dal punto di vista “manageriale” delle sex worker, si addentra nei meandri del forum che ha raccolto attorno a sé una quantità insospettabile di uomini.



