Oltre lo sguardo

 I Racconti di Kristalia - Il fil rouge erotico

Corsi e ricorsi senza una meta

Lasciati altri ambienti, mi dedicherò a questo diario, dove occhi inquinati e maligni non possono vedermi. Non possono penetrarmi e sapere le vere ragioni delle mie storie, che non sono semplici narrazioni.

Messaggi, nulla è lasciato al caso.

E’ un libro iniziato nel 2002 che non è terminato e voglio, checchè ne dicano i maligni, poterlo finire. È un obiettivo, un appuntamento con il mio cuore, che non ha finalità adescanti, nè di vetrina.

Non amo mettermi in mostra… posso solo sforzarmi di mandare il mio messaggio, con la speranza che chi deve raccoglierlo, ne sappia far tesoro. Gli altri, i mediocri, non ci sono.

Come è scritto nel sottotitolo non sempre visibile: “tenere fuori dalla portata dei mediocri” e aggiungo: “buona pace, tenetevi i vostri giudizi e nutritevi di quelli. Io vado avanti… Sempre oltre, oltre lo sguardo, oltre l’apparenza, oltre sempre, tutta la vita, finchè vita mi resta, e voi benchè proviate ad inseguirmi, non mi raggiungerete. Lo so, è nelle cose”

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Ago 4th, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: *scarabocchi, caro diario, in punta di penna, scarabocchi nell'anima

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  1. Messaggi, nulla è lasciato al caso. E’ un libro iniziato nel 2002 che non è terminato e voglio, checchè ne dicano i maligni, poterlo finire.

    __________________________________

    Ciao.
    Ho riflettuto su questa tua frase.
    Molto.
    Me la sono incollata addosso, l’ho indossata e …
    Non è mia.
    Non rientra nelle mie corde.
    Com finire un libro, iniziato anni fa?
    La storia cambia, muta completamente.
    A quel punto io …
    Preferisco rimanga un capitolo di una raccolta di racconti.
    Frammenti, non spezzoni, frammenti consecutivi ed incatenati formati da parole e storie.
    Ma non formanti una sola storia.
    Impossibile.
    I cambiamenti mi spingono a scrivere la parola “Fine”, non riesco a collegare il termine di un pezzo di vita con l’inizio di un altro pezzo di vita.
    Riflessione profonda.
    La mia vita non è un libro ma una raccolta di racconti, più o meno brevi.
    Che bello pensare che qualcuno possa dire “I racconti” di Bouche, o di Marina, così come si enuncia quella frase citando Gogol, Buzzati, Hoffmann …
    Delirio notturno con annesso sogno di celebrità?
    Mah, Boh, Yeah !!!

    Bouche

  2. Sì, io però supero l’apparenza delle forme e delle parole, ricorro spesso al gioco metaforico per uscire da spazi angusti, che da sempre e - temo - per sempre mi soffocano e provocano forti rotture. Quelle rotture che spesso hanno cambiato radicalmente i miei percorsi.

    Le parole… le parole acquistano significato che ognuno di noi vuol dare e non sempre corrispondono a ciò che l’emittente vuol comunicare. Diciamo anche, a tal proposito, che l’emittente stesso, nel momento stesso in cui le pronuncia, ha magari già dato un nuovo senso alle sue parole…
    L’evoluzione del pensiero, nel mio caso mai statico è sempre, quindi, generatore di conflitti.

    Penso, scrivo e nel momento in cui metto su carta il pensiero di un minuto fa… è già mutato… è passato. Qualcosa è nuovamente successo.

    I miei interlocutori sono spiazzati da ciò, lo so, lo sono anche io, ma in fondo lo ritengo normale, perchè la mente umana spazia, o dovrebbe, ed esce dai rigidi schemi, rifiutando, anche inconsapevolmente, di definirsi od inquadrarsi in uno “status quo”.

    Io uso la metafora di libro, un libro che non scriverò mai, lo so, è nella mia natura.
    Un libro che è solo parte di me e che serve a dare consistenza ai miei pensieri troppo sciolti, disordinati o caotici, o, per intenderci meglio: a briglie sciolte.

    Un libro inesistente, una metafora - dicevo - per operare una sintesi… forse: dalla tesi, all’antitesi infine alla sintesi.
    O forse no. Un pezzo di me che ancora vaga e non vuole fermarsi. Chi può saperlo?

    Capitoli che si credono chiusi, ma che in fondo sappiamo non essere archiviati definitivamente, perchè la nostra mente spazia nell’infinito.
    Capitoli o frammenti, se preferisci, che io credevo chiusi, perchè cessato era quel periodo e perchè, soprattutto, ero andata oltre e quindi pensavo di aver superato quella barriera e di essere alla ricerca d’altro.

    Era cosi, infatti. E’ stato cosi: sono andata oltre cambiando nuovamente la mia vita, i miei desideri, ed anche e persino la mia fisicità che si muove unitamente alla mente.

    Credevo chiuso il capitolo (scusa, ma nel mio caso di capitolo si tratta. Non di frammenti, perchè per l’intensità che caratterizza ogni mio pensiero-azione, ci sono tanti tantissimi frammenti nell’ambito di un capitolo). Ma lo credevo fino a qualche giorno fa.
    Tanti capitoli la mia vita ed ognuno è caratterizzato da forti tensioni e immersioni quasi totali… persino negli abissi, che non ho mai temuto, tra l’altro e che ho cercato come attratta da quella profondità.

    La metafora del libro, altro non è che un pezzetto della mia vita che tanto ha influenzato e determinato delle scelte al cardiopalma, apparentemente insensate.

    Ma quando ho deciso di mettere su carta questa parte - e si badi bene, solo una piccola parte - di un mio percorso, l’ho fatto perchè essendo superato, mi credevo immune e quindi potevo comunicare a chi “dovevo” ciò che ho provato.
    Ma quel capitolo chiuso, fermo lì, che ormai era uno scatto fotografico, ho scoperto essere tutt’altro che archiviato.

    Pensiamo (o almeno, alcuni di noi credono nella chiusura di capitoli), ma poi… sebbene sia una piccola infinitesimale parte della mia vita, risalente a 6 - 7 anni fa, e sepolta…

    ho scoperto che mi ha straziato il cuore nuovamente, e proprio mentre lo scrivevo convinta della mia immunità.
    Piangevo mentre, solo pochi giorni fa, scrivevo ripercorrendo quei passaggi.
    Segno evidente che tutto sembra passare e mutare, e muta, Panta rei, ma alcuni dolori o intense emozioni, non sono rimovibili. Le rimuoviamo perchè lo decidiamo scientemente, azionando l’emisfero sinistro… per rifarci il look… per riprendere a vivere intensamente. O semplicemente per farcela.
    Ma poi, a distanza di anni, scopriamo che c’è una cicatrice evidente, e insieme a questo scopriamo uno strano raccordo con elementi - altri capitoli - che risalgono ad un’infanzia lontana, che sembrava dimenticata e… qualcosa, qualche mappa mentale, accomuna dei punti.
    Un libro metaforico, per congiungere, capire e forse rielaborare un dolore o forse per imparare ad amarci come solo altri meglio di noi sono riusciti (io perlomeno, sono stata piu amata, di quanto io stessa sia riuscita ad amarmi).

    Serve a me, non mi aspetto comprensione e approvazione. Mai fatto, anzi, le mie scelte scabrose (e non parlo solo di sesso, anzi) hanno generato nette disapprovazioni e aspre critiche, ma io… impavida, ho proseguito il mio cammino.
    E non ho rimpianti, anzi, so di aver vissuto - a modo mio - ma intensamente. Ma questa è tutta un’altra storia, che prescinde dal capitolo in argomento, anch’esso a tinte forti come tutta tutta la mia vita.

    Del resto, l’ho scritto nel post, c’è un sottotitolo che questo tema non evidenzia, ed è un avviso: tenere fuori dalla portata dei mediocri.
    Chi sono i miediocri secondo me? Coloro che traggono conclusioni sull’apparenza. Che non sanno soffermarsi - per superficialità o scarsa elasticità mentale - a pensare.

    Non lo scriverò mai un libro io, non posso, non voglio e poi… persino nel raccontare in un blog senza pretese questo “elemento di rottura” non riesco ad essere organica e spazio, confondendo forse i lettori ma non me, da pezzi di ieri, a pezzi odierni, a qualcosa dell’altro ieri. Il tutto però facente parte di un solo capitolo. Degli altri non narrerò.
    Non racconterò la mia vita: è chiusa in me. Racconto a me stessa e a chi… ha sempre cercato di decodificare i miei atteggiamenti, quella piccola parte di me.

    Il resto della mia vita è inenarrabile perchè è troppo articolata, con troppi colpi di scena che qualsiasi lettore che non abbia vissuto con me anni, troverebbe inverosimile e non mi va.
    Poi, non so nemmeno quanto durerà questo blog. Io non faccio previsioni, non ho progettato la mia vita, non potrei progettare una linea editoriale compiuta. Sarà quel che sarà, il vento mi guiderà.

    Frammenti forse? O capitoli? Comunque sia una mia ricerca (prima o poi la dovevo fare) per capire cos’è successo che ancora non si chiude. Eppure… anche io lo credevo chiuso e impacchettato molto bene, archiviato in un remoto spazio mentale.
    Non era così, l’ho capito pochi giorni fa.

    Grazie per avermi dato l’opportunità di chiarire una particina del mio pensiero, bouche. Ma forse è un tentativo vano… fluttuano i miei pensieri malamente in questa mia scombussolata mente.

    … un bacio, cherie

  3. L’essenza dell’ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica a sé. (D. Bonhoeffer)

  4. Comunque sia una mia ricerca (prima o poi la dovevo fare) per capire cos’è successo che ancora non si chiude.

    …………………………

    E mai si chiuderà.
    Cercare significa essere vivi.
    Forse quando ti colpirà l’alzheimer (grattatina di rito concessa :-) o quando sarai così vecchia e stanca da aver capito che la vita è solo una scintilla di magia tra la nascita e la morte, e di quest’ultima non avrai più paura. Un passaggio che ci pare così lungo, a volte, ma che sarà sempre troppo breve per trovare le risposte ai nostri perchè …
    Cercare … Non smettere mai di farlo …
    Dolci sogni.
    Bouche

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