Io lui e l’altra - I parte
Dopo quel week end di sesso trascorso in tre a casa mia, i rapporti con Marianna si infittirono.
Anche il suo complice di giochi, divenne mio amico. Ci vedevamo di quando in quando, con l’intento fin troppo evidente. Era la stessa Marianna ad incoraggiarmi a trascorrere del tempo con lui.
Krìkrì, quando sei giù affidati a Claudio, è attratto da te, lo hai molto colpito, ma soprattutto è una robusta spalla su cui appoggiarti. Io purtroppo sono lontana e non posso starti accanto come vorrei. Ma Claudio è affidabile.
Tempo dopo, la ospitai nuovamente a casa mia, ma stavolta per 3 o 4 giorni. Finalmente il giorno tanto atteso era arrivato.
Lei bella come sempre, e sempre affascinata dalla mia personalità, si lasciava indirizzare, o forse, faceva sì che io la guidassi chissà dove. In tutti i meandri dell’eros
Voglio fare tutto quello che hai fatto tu - mi diceva.
Marianna, sinceramente ti dico che certi percorsi si fanno se c’è un’inclinazione. Qualcosa che è nel Dna. Se finora non le hai fatte, potrebbe significare che non ci sei “tagliata”. Guarda che è una strada sterrata e molto molto dissestata. Non sarò io a guidarti in questo cammino.
Sperava di vivere avventure da mille e una notte, conoscendo i miei percorsi, ma non considerava che, al contrario, io cercavo isolamento. Non riusciva a comprendere come potessi conciliare notti dissolute, di sesso sfrenato, a settimane di isolamento.
Lo capiva ma qualcosa le sfuggiva. Del resto io ero e sono sfuggente, nonostante tutto.
Solo una volta mi disse al telefono che secondo lei tutto quello che facevo serviva ad esorcizzare un dolore, che però si sarebbe ritorto contro, perché io non agivo sotto la spinta del piacere. Altri erano i bicchieri in cui volevo annegare… usavo il sesso per stordirmi.
Preparai la cena ed invitai Joe, senza anticipargli il piccante programma.
Lo stesso feci con lei.
Dopo la cena, non sapevo da che parte cominciare. Avevo chiaro quello che volevo fare, ma non riuscivo a dare l’avvio, ero a disagio.
Lei aveva captato e sapeva di non potersi tirare indietro, lui lo stava sperando e io fra di loro, impacciata, aspettavo il momento opportuno.
Ma quale e come?
Proposi allora a Marianna di provare quell’abito che tanto le piaceva. Lei mi raggiunse in camera e espressione seria disse
io ho capito le tue intenzioni, ma non me la sento per due ragioni. La prima è che non mi piace, la seconda e più importante è che per te sarebbe devastante. Io ti voglio bene e non voglio vederti soffrire.
Marianna, ti prego, per me è importante, lo sai. Ti ho raccontato tutto di questa storia, ormai la conosci a memoria. Non lasciar sfumare la serata così. Ci tengo tantissimo…
Krì, io so quanto hai pianto e quanto piangerai ancora. Perché vuoi farti del male? Io non posso assecondarti.
Ti prego… non mi dire di no. Non soffrirò, vedrai, sono io a volerlo. Sarà l’unica volta.
È una preghiera
Mi guardò a lungo negli occhi lucidi, quasi a scrutare la veridicità delle mia promessa, poi sospirando acconsentì.
Io felice per averle strappato quel consenso e inquieta per quello che sarebbe accaduto, rimisi in faccia un sorriso.
Con apparente ilarità ci preparammo all’evento. Che evento! Si profilava una notte di erotismo spregiudicato
Chiamai Joe col pretesto di mostrargli la mise di Marianna, mentre invitavo lei a indossarne altre.
Da lì il passo verso il letto fu breve. Ma toccò ancora a me prendere l’iniziativa. Proprio a me con tutto il mio carico di tensione.
Le misi una sciarpina sugli occhi, sapendo che la sua curiosità di provare le mie esperienze, le avrebbe alzato il tasso adrenalinico.
La sfiorai per saggiare le sue prime reazioni. Lei era sdraiata sul letto, il suo corpo nudo e disponibile attendeva d’essere accarezzato.
Non la feci attendere. Iniziai ad accarezzarla lentamente, facendo scorrere le mie dita leggere sul ventre e risalendo mi soffermai sotto i suoi piccoli seni che reclamavano le mie mani, la mia bocca.
La feci attendere fremente, mentre Joe - eccitato - non aspettava che il momento di toccare quel corpo a lui sconosciuto, si unì al mio accennato gioco.
Ora erano quattro le mani che l’accarezzavano. La voluttà di Joe mi faceva male, non ero pronta a vedere un’altra donna fremere, come io fremevo al suo tocco.
Conoscevo il corpo e le reazioni di Marianna dopo aver trascorso con lei una notte intera, quella sera con il suo amico.
Sapevo riconoscere dalle sue espressioni il piacere e la finzione.
Fu brava nella sua recita.
Ma vedere lui impegnato, preso da questo corpo refrattario eppure disponibile, mi apriva uno squarcio.
Pur avendo iniziato le danze e partecipando al gioco, mi fermai facendo capire di dover andare in bagno. Forse non si accorsero del mio allontanamento, e, soprattutto, non si resero conto che tardavo a rientrare. O almeno lo credevo…
Non ce la facevo, non riuscivo a guardare questa scena. Ma dovevo rientrare per non sciupare quell’unica occasione.
Attraversando la cucina, scorsi la bottiglia di vino aperta per la cena e quasi integra. Pensai che da astemia, un sorso di vino mi avrebbe intorpidito i riflessi e che avrei, di conseguenza, potuto reggere la situazione… un po’ brilla.
Ma dopo il primo sorso, ne mandai giù un altro, direttamente dalla bottiglia: non mi sentivo ancora pronta. E poi un altro ancora e ancora, ancora.
Non mi ubriacai, non lo volevo e un po’ vacillante raggiunsi il letto, con lo stomaco in rivolta.
Ma il tempo di adagiarmici, crollai. Ora il ricordo è appannato, so che mi sentivo male, male anche fisicamente.
Marianna interruppe l’opera in corso per soccorrermi e lui con lei per farmi riprendere.
Una nottataccia, finita male. Avevo rovinato tutto proprio con le mie mani e la mia testa.
E pensare che l’avevo fantasticata da tempo. Avevo coltivato questa amicizia con questo preciso obiettivo … e io stessa, dopo aver pregato l’amica, avevo distrutto tutto.
Verso l’alba lui se ne andò, credo seccato. E per il resto del soggiorno, Marianna mi vide piangere. Ma dove attingevo tutte quelle lacrime? Ne avevo una quantità incredibile.
Lacrime di dolore, miste a frustrazione, a rabbia per non aver saputo giocare fino in fondo. Volevo mostrargli qualcosa di me, e invece gli ho mostrato ancora la mia fragilità.
Non so se comprese fino in fondo il mio stato d’animo.
Qualche settimana dopo, nel tentativo di chiarire e spiegargli il mio rammarico, lui mi disse che avevo la possibilità di riparare al fattaccio.
riportamela qui se è vero che tieni a me. Sappi che a causa tua ho lasciato un’immagine poco virile di me e non mi va.
A già, sembra che il mio allontanamento lo avesse impensierito al punto da avere una defaillance. Anche di questo ero responsabile.
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Lug 23rd, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: il folle gioco, racconti erotici, schiusa a chiave



Ci sono momenti che sembrano eterni, mentre durano solo pochi attimi. Quando si stà male i secondi sono ore.Capisco cosa puoi avere provato e denigro joe per non aver capito ne lo scopo e ne l’azione che tu portavi avanti. Leggendo tra le righe però,sembra che quell’azione era voluta più da te che da lui.
Forse a lui sarebbe bastato solo arrivare a vedere se ne eri capace, senza andare oltre e magari, se lo avessi capito, la serata sarebbe finita solo tra voi due.
Okky, un’ipotesi che non avevo considerato.
Una risposta, a distanza di anni, che può toccare nervi ancora scoperti.
Anni, e quanti ricordi che credevo sopiti. Vive le scene che vedo, gli odori, le parole…
Una risposta che mi ha lasciata lunghi attimi a rivivere e forse… a riconsiderare.
E’ vero, hai ragione tu. Spesso vediamo da una sola angolazione. E troppo spesso ho rifiutato di parlarne con il diretto interessato.
Forse per questo la mia guerra è stata insensatamente dura e forse…unilaterale.
Grazie per questo raggio di luce.